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Ricordo Franco Nobili

 

Il 26 Novembre 2009, giorno della apertura del grande Convegno di Studi su Luigi Sturzo, (Roma 26-27 novembre via delle Coppelle 35) è anche il primo Anniversario della morte di Franco Nobili, Presidente dell’Istituto Sturzo, che questo Convegno aveva voluto e programmato. Una messa di Suffragio sarà celebrata, la sera di Giovedi 26 Novembre 2009, alle ore 19, presso la Chiesa di S. Agostino a Roma.

 

Non accade spesso che un grande personaggio sia ricordato per il suo sorriso e per la sua modestia, che riusciva a far dimenticare le cose importanti che aveva creato. Franco Nobili, ancora ragazzo era stato partigiano, e lo era stato in quella maniera che piaceva a Pietro Scoppola. Fornito di lasciapassare falso, perché vestito da milite del Sovrano Ordine di Malta, teneva i collegamenti fra i vari organismi clandestini, nella Roma occupata dai tedeschi.

Costruì il movimento giovanile della DC, responsabile della funzione organizzativa. In realtà era lui l’anima e la fatica quotidiana di quel gruppo che sarebbe stato la scuola di una grande classe dirigente. Non mancavano gli scontri, ma il suo sorriso superava tutte le trincee.

Fra gli incarichi che avrebbe potuto ricoprire, scelse, o meglio, gli cadde sulle sue spalle, il più faticoso ed il più nascosto. Le N.E.I. (Nouvelles Equipes Internationales) erano la primordiale forma della internazionale democratico-cristiana, che avrebbe più tardi dato vita al Partito Popolare Europeo. Nobili ne fu prima il presidente dei giovani ed infine ne ebbe la completa responsabilità.  Ai nostri tempi apparirà strano che un tale incarico non l’abbia portato agli organismi europei o nelle grandi sedi internazionali. Invece da questa esperienza trasse le capacità per fondare e gestire imprese che avevano un orizzonte mondiale. Basta fare i nomi per capire di quale fosse la sua statura: Cogefar, Farsura, Impregilo e per ultima la IGI (Grandi Impianti Internazionali). Eppure non è mai comparso nella galleria dei grandi personaggi presenzialisti delle pagine dei giornali. Era Cavaliere del Lavoro, con meriti maggiori duramente conquistati con il lavoro. Non aveva biogno di diventare Presidente dell’Iri per dimostrare il suo valore. Si era conquistato i suoi gradi nell’industria privata che non fa sconti a nessuno.

Accettò l’incarico dell’Iri, per spirito di servizio, in un momento molto difficile per l’industria pubblica e pagò duramente la sua generosità. Attaccato da piccoli persecutori stupidi, conobbe il carcere per una presunzione di colpevolezza mai provata, che ha segnato uno dei momenti più barbari della crisi della giustizia. "Non poteva non sapere" era il teorema per cui fu imprigionato, perché confessasse colpe non commmesse.

Dispiace ricordare vicende così tristi in morte di un grande persona. Ma bisogna ricordare anche questo, perché l’Italia ha un grande debito con l’onore di Franco Nobili. Assolto, ovviamente, per non aver commesso il fatto, dette a tutti una lezione di grande dignità civile, chiuso nel suo sorriso modesto e riservato. Confesserà ai suoi amici: "La fede mi ha salvato". Una grande lezione di fronte al ritorno di fiamma di tempi bui. Ma tutti immaginiamo quello che fu questa prova, per Mantò che lo aveva conosciuto nei Gruppi Giovanili, per le sue cinque figliuole, per i nipoti amatissimi. Riprese il suo lavoro di grande imprenditore e dedicò inoltre tutti i suoi sforzi a raccogliere ed alimentare i "monumenti" della cultura civile cristiana e democratica.

Anche questa volta, fino all’ultimo giorno, il compito più nascosto e più difficile. Nell’ultimo suo intervento all’Istituto Sturzo che presiedeva, esprimeva la sua preoccupazione con parole gravi e pacate: auspicava "che in un domani nemmeno troppo lontano ci fossero meno poveri, ma anche meno ricchi. C’è bisogno – diceva in maniera ferma Franco - di un riequilibrio della ricchezza. Per delle soluzioni future, non solo economiche, ma anche politiche, bisogna sollevare i giovani dal loro disinteresse verso la politica. Ormai non esistono più le vecchie scuole di partito ed i ragazzi non si preoccupano più della politica". Aveva scritto, insieme ad altri, un libro sul modo di essere nonno, rivelando una passione per la famiglia e per gli affetti quotidiani, che sovrastava ed influenzava una vita laboriosissima ed impegnatissima. Diceva: "Si è maggiormente disposti a comprendere, più aperti alle meraviglie di vedere crescere nella libertà una nuova generazione". E ci invitava alla speranza di inventarsi un mondo migliore per i nostri nipoti. Così una grande persona ha investito tutta la vita per salvare il fuoco di una bella stagione, perché ,diceva,"il futuro ha un cuore di nonno".

 

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